Fondo pensione per i figli: conviene aprirlo da piccoli? (2026)
Se stai pianificando il futuro di tuo figlio, probabilmente pensi a libretto postale, ETF, buoni fruttiferi. Quasi nessuno pensa al fondo pensione. Eppure è l’unico strumento che consente di dedurre subito dalle tasse i versamenti e di tassare i rendimenti finali al 9% invece che al 26%. Su un orizzonte di 35-50 anni, questa differenza pesa. Questo articolo approfondisce una delle opzioni della nostra guida completa su come investire per i figli.
Si può davvero aprire un fondo pensione a un bambino?
Sì. Lo conferma COVIP nella risposta ai quesiti su “Adesione di soggetti fiscalmente a carico — minori di età”, che richiama l’interpello dell’Agenzia delle Entrate del 22 aprile 2003. La base normativa è il D.Lgs. 252/2005, Art. 8, che disciplina i contributi alla previdenza complementare e consente al genitore di versare per un figlio fiscalmente a carico.
Un dettaglio pratico pesa: per aprire un fondo pensione a un minore non serve l’autorizzazione del Giudice Tutelare. Basta la firma di un genitore. Sugli ETF intestati al figlio, ogni operazione passa invece dal tribunale (Art. 372 c.c.).
I prodotti ammissibili sono i fondi pensione aperti (FPA) e i PIP (Piani Individuali Pensionistici, cioè fondi pensione offerti dalle compagnie assicurative). Alcuni fondi negoziali permettono l’adesione di familiari a carico, ma la regola è più stretta e va verificata caso per caso.
Quanto risparmia il genitore ogni anno in tasse?
Qui entra in gioco il primo dei due vantaggi fiscali. Dal 2026 il tetto annuo di deducibilità dei contributi al fondo pensione sale a 5.300€ (Legge 199/2025, Legge di Bilancio 2026, modifica all’Art. 8 comma 4 D.Lgs. 252/2005; confermato da Assogestioni, Circolare n. 15 dell’11 marzo 2026). Il tetto è cumulativo: include sia i contributi versati dal genitore per sé sia quelli versati per i figli fiscalmente a carico. Se entrambi i genitori versano, ciascuno dispone del proprio plafond di 5.300€.
Il figlio è fiscalmente a carico se il suo reddito annuo non supera 4.000€ (sotto i 24 anni) o 2.840,51€ (dai 24 anni in su).
Il meccanismo è lo stesso che abbiamo descritto nei vantaggi fiscali del fondo pensione applicato al patrimonio del genitore. Un esempio concreto rende l’impatto chiaro: aliquota IRPEF marginale al 35% (cioè la percentuale di tasse pagata sull’ultimo scaglione di reddito), versamento di 1.800€ l’anno per il figlio. Il risparmio fiscale è di 630€ l’anno. Su 18 anni diventano 11.340€ di minori imposte pagate.
Con aliquota 35% e 1.800€ versati all’anno, lo Stato ti restituisce 630€ ogni anno in meno imposta.
Il risparmio effettivo dipende dall’aliquota marginale. Chi è al 23% recupera meno, chi è al 43% di più.
Perché 35 anni cambiano tutto
L’Art. 11 del D.Lgs. 252/2005 disciplina la tassazione della prestazione finale, cioè di quello che il figlio incasserà il giorno in cui deciderà di liquidare il fondo. L’aliquota parte dal 15% e si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il 15°, fino al minimo del 9%. Il minimo si raggiunge dopo 35 anni di partecipazione.
Se il fondo viene aperto alla nascita, il figlio raggiungerà il 9% già a 35 anni di età. Da quel momento in poi, per il resto della sua vita adulta, tutte le somme che eventualmente ritirerà dal fondo pagheranno l’aliquota minima.
Chi si iscrive da neonato raggiunge il 9% a 35 anni. Un iscritto a 30 ci arriva a 65.
Questo punto va letto insieme al vantaggio in accumulo. Un ETF paga il 26% sulle plusvalenze e ha un’imposta di bollo dello 0,2% l’anno. Il fondo pensione tassa i rendimenti al 20% (pro rata 12,5% sulla componente titoli di Stato) ed è esente da bollo. Due punti percentuali di tassazione in meno ogni anno, su 35-50 anni di accumulo, pesano sul capitale finale.
Qual è il vero costo del fondo pensione per i figli?
I vantaggi fiscali sono pieni solo se il fondo scelto è efficiente. Qui la metrica che conta si chiama ISC (Indicatore Sintetico di Costo): è il costo annuo totale calcolato su un orizzonte temporale specifico, e permette di confrontare fondi diversi con una logica simile a quella del TER degli ETF.
Il confronto tra tre fondi equity rappresentativi del mercato italiano mostra differenze molto ampie.
ISC FONDI PENSIONE AZIONARI — ORIZZONTE 35 ANNI
| Fondo | ISC 10 anni | ISC 35 anni | Rendimento 10 anni |
|---|---|---|---|
| Allianz Insieme — Linea Azionaria | 0,88% | 0,81% | +6,69% netto |
| Amundi SecondaPensione — Espansione ESG | ~0,94% | ~0,86% | ~5-6% netto |
| Generali Global — Classe A | 1,76% | 1,60% | n.d. |
Fonti: Allianz S.p.A., Nota Informativa Insieme (scheda I costi), in vigore 31/03/2025; Amundi SGR, Nota Informativa SecondaPensione (31/03/2025); Generali Italia S.p.A., Nota Informativa Generali Global, Classe A, edizione 03/2026; rendimenti 10 anni da COVIP, dati pubblicati.
COVIP stima che 1% di ISC in più riduce il capitale finale di circa il 18% su 35 anni. Generali Global Classe A costa quasi il doppio di Allianz Insieme: su un orizzonte da bambino, la differenza si traduce in decine di migliaia di euro in meno alla fine del percorso.
Per orientarsi tra linee azionarie, bilanciate e garantite, vale la pena leggere la guida alla previdenza complementare: FPN, FPA o PIP.
Un fondo pensione con ISC all’1% costa il 18% di capitale finale in più rispetto a uno allo 0,80%.
L’altro costo, meno visibile ma più pesante, è l’illiquidità. Prima di 8 anni di iscrizione non sono disponibili anticipazioni ordinarie. Le anticipazioni per spese sanitarie sono sempre possibili, ma per un minore richiedono l’autorizzazione del Giudice Tutelare. Il fondo pensione è uno strumento a senso unico.
La scelta che merita un’analisi
Il fondo pensione per il figlio non è la prima scelta da fare. È la migliore seconda scelta, e solo se alcune condizioni sono soddisfatte.
Ha senso se hai già coperto la liquidità di famiglia, se hai un PAC in ETF operativo per i tuoi figli (tema che trattiamo nella guida completa sugli investimenti per i figli), e se la tua aliquota marginale IRPEF è abbastanza alta da rendere concreta la deducibilità.
Non ha senso se sei già al limite del plafond con i tuoi versamenti, se la tua aliquota marginale è al 23% e la deduzione ti porta pochissimo, o se prevedi di avere bisogno di quei soldi prima dei 35-40 anni del figlio.
Il fondo pensione non sostituisce gli altri strumenti: aggiunge un livello fiscale che nessun altro strumento in Italia riesce a replicare.
FAQ
A che età conviene aprire il fondo pensione per un figlio?
Il più presto possibile, idealmente alla nascita. Il vantaggio deriva dagli anni di partecipazione: iscrivendo il figlio da neonato, raggiungerà l’aliquota minima del 9% sulla prestazione già a 35 anni di età.
Si può chiudere il fondo pensione del minore se serve liquidità?
No, non liberamente. Le anticipazioni sono limitate (spese sanitarie sempre disponibili, altre esigenze solo dopo 8 anni) e per un minore richiedono l’autorizzazione del Giudice Tutelare. È uno strumento da considerare davvero illiquido fino all’età pensionabile del figlio.
Il figlio può decidere cosa farne a 18 anni?
Sì. Al compimento dei 18 anni la posizione passa nella piena disponibilità del figlio. Il genitore può continuare a versare, ma perde la deducibilità fiscale se il figlio non è più fiscalmente a carico.
Quanto si può dedurre se si versa sia per sé che per il figlio?
Il tetto è unico e cumulativo: massimo 5.300€ all’anno per ogni genitore, che include sia i propri contributi sia quelli per i figli a carico. Se entrambi i genitori contribuiscono, ciascuno ha il proprio plafond separato di 5.300€.
A cura di Andrea Ballantini, consulente finanziario indipendente iscritto all’Albo OCF.
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AVVERTENZE: Prima di investire, valuta attentamente alternative, costi e rischi. Le scelte finanziarie comportano rischi; prenditi il tempo per decidere con consapevolezza. Ogni decisione d’investimento richiede valutazioni personali su obiettivi e orizzonte temporale.